Ville napoleoniche

Villa dei Mulini
Varcando l'ingresso della villa, innalzata su un'alta scogliera di Portoferraio, sopra la spiaggia delle Viste, si ha l'impressione che il tempo si sia arrestato a quel lontano 1814, quando Napoleone Bonaparte fu mandato in esilio all'Elba. Non c'è stanza che non conservi ancora traccia del passaggio dell'imperatore. Nel guardaroba è custodita la bandiera elbana che fu alzata sul forte Falcone per segnalare al nuovo sovrano il momento di sbarcare, su un mobile è appoggiata una sua spada e su un altro la chiave consegnatagli sulla banchina. Nell'anticamera è appesa una stampa che mostra la Casa dei Mulini nel 1796 e chiarisce l'origine di questo nome: si trovava fra due mulini che furono demoliti nel 1808. L'edificio originario fu fatto erigere per volere di Gian Gastone de' Medici nel 1724.

Nella biblioteca fanno bella mostra gli oltre mille libri di Napoleone, tra cui opere di Cervantes, La Fontaine, Voltaire, Rousseau e Plutarco. Il salone è arredato con mobili Luigi-Filippo e del Secondo Impero fatti pervenire da Bonaparte quando, tornato a Parigi, donò la casa al Comune affinché ne facesse un museo. Nel salone degli ufficiali sono esposte alcune stampe del regno di dieci mesi, segue il gabinetto privato di Napoleone.

Al primo piano l'ambiente più bello è il grande salone delle feste, dove si tenevano le cerimonie ufficiali. Le tre stanze successive erano destinate a Paolina.

La villa è circondata da un giardino da cui si gode una magnifica vista sul mare, che spiega bene la ragione per cui Napoleone scelse questa come sua dimora durante l'esilio elbano. Con un colpo d'occhio controllava l'orizzonte e nelle giornate terse era visibile la costa italiana e il canale di Piombino. Nessuna nave poteva passare inosservata.
A destra della palazzina si trovavano infine le scuderie, sostituite oggi da abitazioni private.

Villa di San Martino
Nell'omonima vallata si trova la residenza di campagna di Napoleone, che amava trascorrervi le ore più fresche ddella giornata. In seguito, fu il principe russo Anatolio Demidoff, simpatizzante di Bonaparte e collezionista dei numeri cimeli dell'imperatore, a entrare in possesso della villa che fu trasformata in un museo.
Ospita libri, gioielli, stampe, quadri e oggetti d'arte appartenuti a Napoleone e alla sua famiglia, come la statua raffigurante Galatea, attribuita al Canova e per la quale posò Paolina, sorella di Napoleone. Tra le stanze che si possono visitare merita segnalare il bagno di Paolina, la biblioteca imperiale e soprattutto la cosidetta sala egizia per il soggetto degli affreschi di Ravelli, in cui sono rievocati i fasti della campagna napoleonica in Egitto.