Parchi della provincia di Livorno

Parco Nazionale Arcipelago Toscano

Viste dall'alto queste isole sembrano delle gemme incastonate nel manto turchino del Tirreno, proprio come narra la leggenda che le vuole perle cadute dalla collana di Venere. Più che perle si tratta però di smeraldi vista la folta vegetazione che ricopre queste sette terre rocciose, così diverse l'una dall'altra per estensione, origine geologica e storia. Tutte insieme fanno parte del più grande parco marino d'Europa, inserito nel Santuario Internazionale per i Mammiferi marini, ossia l'area marina protetta più grande del Mediterrane che è stata istituita in base ad un accordo internazionale per tutelare un vasto tratto di mare francese, italiano e monegasco.

le isole toscane sono anche un grande ponte migratorio tra l’Europa centrosettentrionale ed il continente african: si possono osservare spettacolari voli di molteplici specie

Da un punto di vista amministrativo le sette isole rientrano nelle province di Grosseto e di Livorno.

Isola di Gorgona

Il suo profilo prevalentemente montuoso e ammantato della profumatissima macchia mediterranea si staglia all'estremità settentrionale dell'arcipelago. Camminando lungo la costa si incontrano suggestive baie come la Cala Scirocco dove si apre la Grotta del Bue Marino, un tempo rifugio di foche monache.
Poche sono le rovine romane; rimangono anche alcune tracce delle comunità di Benedettini e Certosini che per primi crearono aree terrazzate per la coltivazione agricola. Perlopiù erano eremiti o esiliati, che per un po' dovettero cercare di resistere alle feroci incursioni dei pirati. Finito il tempo delle scorribande nel Mediterraneo, l'isola è rimasta una sorta di domicilio coatto in mezzo al mare. Così fu per le famiglie dei Citti e dei Dodoli che il governo fiorentino espiantò dalla campagna lucchese, così è per i detenuti della colonia penale che ospita dal 1869.

Come arrivare: dal porto di Livorno vi sono frequenti collegamenti di linea con i traghetti.

Isola di Capraia

Sede penale, come Gorgona e Pianosa, fino a pochi anni orsono, quest'isola è stata risparmiata dagli scempi di un'edilizia selvaggia, mantenendo intatto l'ecosistema delle sue coste a strapiombo sul mare, interrotte da un'unica spiaggia sabbiosa. Di particolare fascino è cala Rossa che si tinge, alle ultime luci del sole, di colorazioni ematiche e dove si racconta vivesse una colonia di foche monache, che ormai non vengono più avvistate da anni.

Si possono invece osservare tracce dell'origine vulcanica di quest'isola nelle colate laviche presso il Monte dello Zenobito, nonché nelle numerose valli formate dall'erosione e solcate da brevi e ripidi torrentelli. Qua, dove la natura regna assoluta, un paesino di pochi abitanti si distende dal promontorio di Punta Ferraione fino alle mura del Forte San Giorgio. Eretto dalla Repubblica di Genova su uno sperone, a scopo difensivo, costituiva il rifugio della popolazione in caso di attacco da parte dei pirati.
Come arrivare: dal porto di Livorno vi sono frequenti collegamenti di linea con i traghetti.

Isola d'Elba

Dell'arcipelago è questa l'isola più varia dal punto di vista geomorfologico, la più grande e con la vetta più alta, il Monte Capanne che, durante i mesi invernali, è talvolta spolverato da un soffice manto di neve. Narra la leggenda che i primi ad approdare sulle sue coste furono gli Argonauti in cerca del vello d'oro; da quegli esordi mitici molti popoli si sono succeduti in quest'isola: Greci, Etruschi, Romani, Longobardi, Pisani, Livornesi, Spagnoli, Francesi e i Medici si insediarono a turno in questa terra, fondando città, erigendo mura, dedicando templi alle divinità.

Visitare oggi l'isola d'Elba vuol dire scoprire una costa in cui il litorale sabbioso si alterna a calette isolate e a scogliere spettacolari, gustare i sapori della buona cucina, dei vini intensi prodotti in questa zona, conoscere l'arte conservata nei suoi musei, nelle sue chiese e nelle sue ville, perdersi tra viottoli alberati di paesi arroccati su un mare turchino, concedersi del tempo di assoluto riposo presso le sue terme di San Giovanni. Per questo e per gli altri motivi che scoprirete una volta arrivati è consigliabile una vacanza in quest'isola da cui è facilmente raggiungibile qualsiasi altra meta dell'Arcipelago Toscano.

Come arrivare: si parte con i traghetti di linea dal porto di Piombino.

Isola di Pianosa

A prima vista l'isola può sembrare al visitatore quanto mai inospitale con la sua costa irta di rocce e frastagliata da diverse insenature, ma una volta insinuatosi al suo interno il paesaggio muta radicalmente: il terreno impervio lascia il posto ad una ampia pianura, da cui l'isola prende il nome. Questa sua fisionomia ha fatto sì che Pianosa sia stata abitata sin dai tempi più remoti; addirittura alcune grotte paleolitiche a Punta Secca e a Cala Giovanna testimoniano la presenza umana già 18.000 anni fa. In quell'epoca remota questa terra era collegata alla penisola, come dimostra il ritrovamento di ossa di animali quali il cervo, l'orso e il bue, che non potevano rappresentare la fauna di un'isola. Raggiungendo Cala Giovanna è inoltre possibile ammirare alcuni ruderi romani presenti sull'isola, i bagni e la Villa di Agrippa, esiliato nel cuore dell'Arcipelago Toscano da suo zio, l'imperatore Augusto. I tesori archeologici di Pianosa non si trovano solo a cielo aperto ma anche nascosti nelle viscere della sua terra dove, tra il III e il IV secolo a.C., delle catacombe furono scavate dai prigionieri cristiani, condannati a lavorare nelle cave di tufo dell'isola. Sul promontorio della Teglia, svetta il forte eretto da Napoleone dove si trovava la direzione del carcere chiuso solo recentemente.

Come arrivare: l'isola è raggiungibile prendendo i traghetti di linea che partono da Porto Azzurro (solo martedì) e dal porto di Marina di Campo nel periodo estivo tutti i giorni.

Isola di Montecristo

La più distante dalla costa è l'isola del tesoro che fu rinvenuto tra i suoi anfratti da Edmond Dantès, celebre personaggio nato dalla penna di Alexandre Dumas. Per i visitatori che vi approdano l'isola ha in serbo ancora magnifici tesori, non più scrigni contenenti oggetti preziosi, ma quelli dell'immensa ricchezza di una natura selvaggia che non ha paragoni con nessun'altra isola dell'arcipelago.

Da sempre il suo aspetto inospitale ha contribuito a conservare incontaminata questa terra granitica, che per secoli è stata la meta di pirati e di eremiti, della cui permanenza sono visibili le rovine del convento di san Mamiliano, costruito sulle pendici del Monte della Fortezza, sopra la grotta in cui il santo si sarebbe rifugiato dopo aver ucciso un drago. Ma non sono stati questi i soli abitanti dell'isola; nel corso dell'Ottocento dei solitari gentiluomini vi sbarcarono, prima fu la volta del ricco inglese George Watson Taylor e quindi del marchese fiorentino Carlo Ginori che trasformò l'isola in una riserva di caccia. A ricordare il loro passaggio resta oggi la Villa Reale, trasformata in foresteria per accogliere i ricercatori.

Conquistare le sue coste frastagliate non è un'impresa facile, occorre una specifica autorizzazione congiunta fra Corpo forestale dello Stato ed Ente Parco.

Sito web: www.islepark.it
E-mail: parco@islepark.it

Informazioni
Telefono 0565 919411 - Fax 0565 919428